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Eventi 2017 > Run della Capitale - Luglio 2017

06/07/2017





Runa della Capitale

6-7-8-9 Luglio 2017

Locandina Roma



Emozioni.....

Probabilmente, nascosto tra le pieghe più recondite della mente di ogni sognatore su due ruote, si annida il desiderio di percorrere, almeno una volta nella vita, le strade che conducono da un capo all’altro del globo alla ricerca di una nuova esperienza con lo scopo non dichiarato di viaggiare per il solo gusto di farlo, con la volontà di donare la vita ai propri sensi, con la segreta speranza di poter ancora vincere la lite contro l’abitudine della quotidianità. Ma non necessariamente il viaggio deve portare all’altro capo del mondo per essere entusiasmante, spesso è sufficiente dia la possibilità di perdersi, cosicché i progetti lascino il posto alle sorprese ed il viaggiare dia emozione.

Se perdersi è parte dello scopo del viaggiare, occasioni ce ne sono state tante nel corso del più recente run lungo  quello che Petrarca, a ragione, descriveva come il “bel paese/ Ch’ Appennin parte, e ‘l mar circonda et l’Alpe”.

Siamo 50 soci del Varese Chapter a partire nel caldo mattino del 6 luglio per il nostro run di avvicinamento all’evento organizzato dal Forum Roma Chapter: XII run della capitale.

Pochi chilometri percorsi in direzione del passo del Turchino e già ogni socio, anche il più giovane, ha trovato stabile posto nella colonna che procede spedita e compatta verso la tappa scelta per il pranzo, nel cuore della lucchesia in un borgo che gode della vista del lago di Massaciuccoli, reso famoso perché luogo di residenza preferito dal Maestro Giacomo Puccini che acquistò casa sulla riva occidentale del bacino, in località Torre, poi in suo onore ribattezzata Torre del Lago Puccini.

Mentre progrediamo nel ricco menù che il ristoratore ha approntato, tra un calice di sincero vino locale e un buon boccale di birra, veniamo dapprima disturbati, quindi turbati da un andirivieni di mezzi di soccorso, autopompe, elicotteri che scopriamo, con disappunto, essere impegnati in una  difficoltosa missione di spegnimento di un incendio scoppiato poco distante dal locale dove sostiamo, proprio lungo il nostro itinerario appenninico.

Non sono le immortali parole dell’aria di Madama Butterfly - “Un bel dì vedremo levarsi un fil di fumo (…)” - quelle che ci vengono in mente quando è ormai chiaro che si debba modificare il percorso per la prossima tappa, presso la concessionaria Harley Davidson di Lucca, dedicata a Mario Vece: Assistant Director del Versilia Chapter, di professione artificiere, rimasto ferito a seguito di un tentativo di disinnesco di un ordigno davanti ad una libreria a Firenze.

Presso la concessionaria ritroviamo il consueto ambiente familiare, impreziosito per l’occasione dalla presenza di Mario cui, con riconoscenza, porgiamo concreta solidarietà per le necessità scaturite dall’infortunio subito nell’adempimento del dovere.

Rimontiamo in sella, nel torrido pomeriggio toscano, con rinnovato vigore. La colonna del Varese affronta con decisione incroci, rotonde, automobilisti incauti e divora in poche ore la strada che la separa dall’ultima tappa del giorno: Montaione.

E’ un piccolo borgo della città metropolitana di Firenze che gli hogger del Varese già hanno avuto modo di conoscere nel corso delle diverse scorribande lungo l’italico scarpone, rinomato per le architetture castrensi, ma ancor più apprezzato per la cucina de “l’Osteria del pesce rosso” in grado di abbinare le specialità tipiche della Toscana rurale al pesce fresco della costa tirrenica, il tutto accompagnato da una vasta selezione di vini che, seppur provati dall’abbondanza delle porzioni servite, ci compiaciamo di assaporare.

Godiamo delle poche ore di riposo residue in vista di una giornata già calda dalle prime ore del mattino.

Seguiamo un itinerario che ci porta ad attraversare alcuni dei luoghi più suggestivi del senese: seguiamo le strade piacevolmente ondulate della Val d’Elsa, percorriamo strade secondarie dalle curve sinuose e dai panorami unici come solo la Toscana è in grado di regalare. Lasciamo alle nostre spalle il famoso borgo medievale di Colle di Val d’Elsa e facciamo il nostro ingresso in un altro dei gioielli delle terre toscane: San Giminiano, patrimonio dell’Umanità, con le sue famose torri, ora solo 16 delle 72 originarie, che hanno  valso al borgo il titolo di Manhattan del medioevo.

E’ il tracciato di una delle vie consolari, la Cassia o SS2, quello che seguiamo in direzione Sud: verso Roma. Ancora oggi le strade consolari sono importanti arterie di lunga percorrenza e sono, per numerazione, le prime statali italiane: di alcune di queste siamo già estimatori, in particolare della strada che collegava la Capitale dell’Impero a Marsiglia e che conosciamo ed amiamo col nome di Aurelia- SS1.

Ci perdiamo tra le cento curve che ci separano dalla sosta prevista per rinfrescarci e rinfrancarci dopo la lunga corsa sotto il sole: il lago di Bolsena.

Si tratta di uno dei più grandi laghi d’Italia, il quinto per dimensioni, situato nell’alto Lazio al confine tra Umbria e Toscana all’interno della caldera principale del complesso vulcanico Vulsinio.

Se la caldera si è formata dopo lo sprofondamento del vulcano a seguito dello svuotamento della camera magmatica, la lava originaria pare essersi deposta su noi tutti: percorriamo gli ultimi chilometri a temperature che ci stupiamo di poter sopportare, aspettandoci metro dopo metro di trovarci nelle condizioni degli abitanti di Pompei. Raggiungiamo, dopo un tratto di sterrato, la località di Montefiascone che gode del più bel panorama complessivo del lago di Bolsena con la sinuosa isola Bisentina e l’isola Martana, famosa  per aver dato rifugio alle spoglie di Santa Cristina e perchè luogo di segregazione ed uccisione della sfortunata regina Amalasunta.

Consumiamo un lauto pasto a base di pesce di lago presso “La capanna del pescatore” ed approfittiamo, in tanti, delle fresche acque dolci del lago per rinfrescarci e prepararci al meglio per il balzo finale verso la Città Eterna.

A noi, accaldati e stanchi biker, mancano pochi chilometri alla nostra meta romana, in parte da percorrere lungo il famigerato anello di 68 Km complessivi, a tre o più corsie per senso di marcia, che funge da  tangenziale per la città di Roma: il GRA.

L’orario in cui affrontiamo il Grande Raccordo non è il migliore ma, a ranghi serrati, affrontiamo e superiamo anche questa prova motociclistica.

Il tempo di una doccia, di un cambio d’abito e di un ritocco al look e siamo di nuovo in sella per raggiungere la sede della cena di benvenuto organizzata in nostro onore dai nostri ospiti.

Ci teniamo tutti un po' più leggeri del solito perché sappiamo che i fratelli del Forum Roma Chapter hanno organizzato un’imperdibile notturna attraverso il cuore di Roma fino ad una delle terrazze più famose ed apprezzate al mondo, fin dalla sua più nota sistemazione in epoca Napoleonica, ai tempi dell’occupazione francese: il Pincio.

Attraversiamo il cuore della Città Eterna percorrendo le strade lastricate secondo i dettami di Papa Sisto V: un lunghissimo pavè di blocchetti di leucite più noti col termine romanesco di “serci” o sampietrini.

L’avantreno dei nostri pesanti ferri americani mantiene a fatica la traiettoria ed il posteriore spesso non garantisce la solita tenuta di strada. Guidiamo su uno dei manti stradali più insidiosi, anche da asciutto, una pavimentazione versatile e resistente all’usura ma non uniforme, a superficie alquanto irregolare, rumorosa e costellata di buche più o meno profonde che il buio nasconde ma che i nostri pneumatici sembrano essere in grado, quasi magicamente, di evitare.

La fatica notturna è ripagata dalla vista dei maggiori monumenti illuminati ad arte e dal premio finale raggiunto dopo l’ascesa al colle Pinciano.

E’ la una di notte già passata quando sentiamo ticchettare i motori delle nostre moto, appena spente,  posteggiate attorno ai famosi busti del Pincio che, novella invasione dopo innumerevoli altre, paiono guardare con superiore indifferenza.

Dalla terrazza godiamo di uno dei più amati e cantati panorami di Roma: a Nord la cupola di San Pietro ed il Gianicolo, ad Ovest i grattacieli dell’EUR e direttamente sotto di noi una delle più celebri piazze romane: piazza del Popolo.

E’ tradizione consolidata che ai biker giunti al traguardo notturno venga offerto un abbondante e tipico spuntino romano a base di maritozzi lisci o imbottiti: noi certo non ci tiriamo indietro.

Albeggia sulla città quando gli ultimi ritrovano la strada dell’albergo.

La giornata successiva sarebbe dedicata al riposo, almeno alla mattina, per partecipare poi, nel primo pomeriggio, alla parata lungo le strade del centro di Roma.

L’occasione della parata è ghiotta, specie per i neofiti del run romano, ma alcuni di noi scelgono la via enogastronomica più classica per passare la giornata in attesa della cena di gala, prevista per la tarda serata: la fraschetta.

La fraschetta, locale di origine antichissima, è un’osteria tipica dei Castelli romani, generalmente arredata all’insegna della semplicità, con panche come sedili e tavolacci arrabattati, immancabile, sul fondo, la cantina in cui i gestori conservano il vino.

La scelta cade su una delle più rinomate fraschette di Ariccia la cui ostessa provvede ad approntarci un ricchissimo menù laziale completato dalla tradizionale ed immancabile porchetta.

Il vino che accompagna il pasto spazia dal tradizionale vino sfuso in boccale al locale vino rosso beverino “Romanella”.

Gli antipasti, serviti in abbondanti quantità e varietà, sarebbero già sufficienti a placare la fame, ma forte è il desiderio di assaporare alcuni tra i più rinomati piatti della zona: trippa e la pasta alla carbonara ed alla amatriciana.

In alcuni momenti del pranzo temiamo quasi di avere messo in difficoltà il nostro ospite con le reiterate ordinazioni ma, potenza di secoli di esperienza, l’osteria è in grado di soddisfare ogni nostra richiesta.

Rientriamo in albergo alla spicciolata ed appena in tempo utile per prepararci alla serata conclusiva, di gala.

Il trasferimento dai municipi meridionali, dove alberghiamo, a quelli settentrionali dove si trova l’area attrezzata che ci attende, ha qualcosa di maestoso: le forze dell’ordine unitamente agli ufficiali del Chapter ospitante provvedono a bloccare tutte le entrate lungo il trattato di GRA che percorriamo creando un immenso letto per il fiume di Harley Davidson, come solo nei più rinomati eventi statunitensi è dato di vedere. La sensazione di essere parte di questo fiume in piena gratifica degli sforzi compiuti per arrivare fino a qui. Nulla ha potuto il caldo torrido e la stanchezza, neppure i vari guasti meccanici o le temporanee incomprensioni: tutti e 50 i Soci del Varese Chapter sono presenti.

La serata finale, nella verde quiete del Parco di Tor di Quinto, sarebbe generalmente l’occasione per i ringraziamenti e per le premiazioni ma, questa volta, il copione sembra essere improvvisamente cambiato.

Il Director del Forum Roma, pallido ed emaciato, dal centro della ribalta prende la parola ma, diversamente dal collaudatissimo copione, ci confida di essere in fuga dall’ospedale presso cui è da tempo trattenuto per cure.

Improvvisamente una gelida coltre si stende sulla variopinta platea, non per effetto del rinfrescante Ponentino che porta con sé la brezza marina, ma per la coscienza di essere stati, improvvisamente, messi di fronte ad una delle nostre più grandi paure: quella della malattia.

Quello del Director è un messaggio, però, di dignitosa speranza che sembra essere tratto di peso da una delle più note odi di Orazio: “carpe diem”.

E’ un invito a godere dei beni offerti dalla vita, ad apprezzare, oggi, quello che si ha, nell’incertezza del domani; un’esortazione a cogliere le occasioni, le opportunità, le gioie che si presentano oggi, senza condizionamenti da ansie e timori per il futuro. Nel suo messaggio il Director sembra volerci ricordare che la nostra esistenza, ancor più perché motociclisti, è limitata e precaria e può essere bruscamente interrotta da qualsiasi accidente e perciò deve essere vissuta cercando l’assenza di dolore per non pensare alla fine inevitabile. Meraviglioso inno all’epicurea felicità contro l’angosciosa imprevedibilità del futuro, espressione somma di gioia dignitosa nella vita e rassegnazione nell’accettazione della morte che viene però, così, esorcizzata.

La scaletta riprende il suo regolare corso e la serata torna a farsi calda, come da copione.

Le premiazioni e gli scambi di presenti tra i vari Chapter intervenuti all’evento hanno quindi, a notte fonda, luogo.

Era consolidata tradizione nelle legioni romane vittoriose che i soldati potessero far assurgere, per acclamazione, il proprio generale al rango di imperator. Gli oltre 800 convenuti, a fine serata, sono quindi inaspettatamente invitati ad acclamare un nuovo imperatore di questo variopinto esercito: Aurelione da Varese. Aurelio, appena diventato settuagenario, è infatti l’hogger più presente al run del Forum, non avendo di fatto perso una sola edizione dall’anno della fondazione del Chapter. Per lui non la classica corona d’alloro ma la riproduzione di un gladio con incisa una dedica ad onorare e premiare anni di fraterna partecipazione.

Alle prime luci dell’alba gli ultimi soci del Varese fanno rientro, stanchi ma emozionati, all’albergo che ancora per  alcune ore accoglie la nostra gioiosa compagnia.

La domenica è giornata di rientro e buonsenso vorrebbe che si effettuasse un classico e lineare rientro autostradale ma, si sa, il Varese Chapter non ama le soluzioni facili ed i suoi soci sono, o diverranno, biker in grado di affrontare questa ed altre maggiori prove col sorriso, come quello dipinto sul volto delle nostre LOH ormai del tutto affrancatesi dal ruolo di zavorrine ed anzi assurte ad anima gentile del Chapter.

Risaliamo quindi lo scarpone regalandoci un ultimo tratto stradale di puro fascino motociclistico uscendo all’altezza di Chiusi per raggiungere il ristorante della “Fattoria Pulcino” situato tra le verdi colline senesi, lungo la sinuosa statale per Chianciano.

Il ricco percorso enogastronomico che ci viene proposto dal gestore della Fattoria, Luca, Harleysta cui doniamo il gilet del Varese, ci permette di tornare ai profumi ed ai sapori della campagna toscana cui ormai stiamo sempre più affezionandoci.

Il rientro, infine autostradale, è reso difficoltoso non solo dalla quantità di cibo consumata nelle ultime ore ma, soprattutto, dal grande caldo e dall’umidità che ci fa viaggiare stabilmente oltre i 38 gradi centigradi. Ci rendiamo presto conto che, così come dobbiamo periodicamente rabboccare i serbatoi delle nostre moto, siamo costretti anche a reintegrare, ad ogni tappa, strategicamente ridotta in durata, anche i liquidi corporei persi nel tragitto.

Forse finiamo con lo spendere più in bevande che in benzina ma, alla fine, la folta rappresentanza del Varese Chapter partita per Roma è di ritorno.

Pochi chilometri mi separano dal box di casa e, tra un semaforo “verde-lega” ed una rotonda “maroniana”, le uniche parole che mi vengono e mi rimangono in mente per chiosare questo pezzo sono quelle di Antonello Venditti: “oggi me sembra che er tempo se sia fermato qui (…) e so’ più vivo e so’ più bbono (…) Roma capoccia der mondo infame. Roma capoccia der mondo infame”.

 

Cosimo “Capitan Tornante“ Mellone

Editor del Varese HOG Chapter


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